America on the road – Inizia la Route 66 da St. Louis, Missouri

La Route 66 per noi inizia da St. Louis per via della deviazione che abbiamo fatto fino al Texas. Chicago ha perso il suo fascino in questi mesi, nessun motivo in particolare, semplicemente non la sentiamo più parte di questo viaggio. Fa parte dell’est ormai e noi siamo proiettati ad Ovest, forse l’antico flusso della Route 66 ci sta già richiamando in qualche modo a noi sconosciuto.

St. Louis ed il Gateway Arch

Arriviamo a St. Louis ed entriamo brevemente in Illinois per vedere il Gateway Arch, conosciuto anche come la porta di ingresso ad Ovest. Foto, breve sosta per un pranzo e già scalpitiamo.

Sulla via principale di St. Luis vedo i primi cartelli Route 66, così, per caso, mi compare un sorriso in faccia che si può spiegare difficilmente a parole. Posso solo dire che tutto il resto finisce in secondo piano, sono come entrato in un tunnel che smorza la realtà intorno a me e mi fa guidare in avanti, verso Ovest, verso la California la in fondo. Inutile dire che vivevo il momento con un indelebile sorriso.

La Mother road ci si presenta fin da subito come una strada a scorrimento veloce; facciamo fatica a fermarci e goderci i singoli angolini, ne veniamo travolti da un flusso impercettibile, intangibile ma fortemente presente. E’ come se qualcosa di antico spingesse costantemente il camper in avanti, noi ci sentivamo come intrappolati nel flusso. La direzione della Route 66 è Los Angeles e noi siamo su questa strada per arrivarci, non per vederne i reperti dimenticati dal tempo.

Il primo fatto spiacevole succede proprio qui a St. Louis. Stiamo guidando in questa specie di trans quando vediamo per la prima volta in quasi 3 mesi un arresto in strada, uguale a quello dei film. La differenza con i film è che quel ragazzo e quella ragazza sono veri e mi fa un dispiacere a pensare alle conseguenze che avrà sulle loro vite quel gesto compiuto e che li ha portati all’arresto.

La gente della Route 66

La Route 66 è della gente, sembrava dire quel triste avvenimento. Incontriamo infatti i primi camper di turisti, sono un equipaggio di Norvegesi. Dopo poco ne incontriamo un altro, sempre camper affittato e dopo qualche chilometro ne troviamo un terzo, sempre camper affittato, sempre la bandierina della Norvegia attaccata dietro. Scopriremo che sono 22 equipaggi che stanno percorrendo la stessa nostra strada, nello stesso periodo e nella stessa direzione. Questa strada accomuna le persone. Deve essere questo che la rese tanto celebre, si sapeva che da qui si andava a Los Angeles e sicuramente succedeva come accadde a noi. Persone sconosciute nella vita quotidiana, sulla stessa strada, equipaggi che viaggiano al loro ritmo, coi loro interessi ma che per giorni continueranno ad incontrarsi e ad incrociarsi su questa strada che resiste al tempo.

Andavamo tutti ad Ovest, ma a volte le nostre strade si intersecavano ortogonalmente, tante sensazioni che bisogna provare per capire a fondo.

Onondaga Cave

Via da St. Louis arriviamo a Onondaga Cave dove sostiamo per la notte. Per la prima volta abbiamo fatto tappe lunghe per due giorni di fila, come se fossimo in ritardo e rischiassimo di perdere la partenza di una strada che sta li da 60 anni e starà li per altri 60 almeno. Qualcosa ci stava già chiamando e non sappiamo bene cosa, non riusciamo a capirlo. Ci siamo però resi conto che il ritmo che si teneva era decisamente aumentato. Abbiamo sempre percorso 150 miglia, forse in un caso siamo arrivati a 200; su questa strada madre ne abbiamo già fatte 500 in due giorni.

Onondaga Cave la troviamo sulla Lonely Planet. La Lonely Planet ci aiuta a capire i punti principali da non perdere, ad essa abbiamo associato le mitiche cartine “Here it is” che più che vere e proprie cartine sono un’opera d’arte. Noi le usiamo abbinate alle Google Maps su cui si trova la Route 66 quasi al completo.

Per me sono cartine da appendere al muro in taverna perché sono discorsive, la Route 66 te la raccontano passo passo e non è proprio facile seguirle. Sono cartine disegnate a mano, molto bene devo ammettere e più che alle mie parole meglio credere alle 4 ristampe che hanno già completato, per cui non sono delle vere e proprie mappe ma sono sufficienti per capire cosa cercare. Una volta sulla strada ci vengono in aiuto anche i cartelli “Historic Route 66” quindi il tutto scorre veloce sotto le ruote.

Dato che a leggere sui vari forum tutti ripetevano che la strada fosse difficile da trovare io mi ero scaricato anche le guide di viaggio di Franco Zefferi (gruppo Facebook).

Voglio sfatare un mito. Qui in Missouri la Route 66 non è assolutamente difficile da seguire. In strada ci sono i cartelli, su Google Maps è indicata con parecchi dei punti di interesse e con una buon atlante si completa il discorso.

Cosa abbiamo fatto ad Onondaga Cave? Abbiamo dormito, sfiniti dal flusso, messi a nanna da un daino  bordo strada.

Cuba, la città dei murales.

In direzione Cuba c’è il Wagon Wheel motel con li vicino uno splendido BBQ bar in legno.

Cuba sulla Route 66 è conosciuta per i suoi 22 murales. Uno più bello dell’altro. Sono 22 murales che raccontano la sua storia e ci ricorda molto Austin, certo, è molto meno weird.

Qui riusciamo a fermarci una mezz’oretta per andare a vedere di cosa parlano i suoi disegni. Troviamo la prima donna pilota di aerei della storia, pare che per un guasto sia dovuta atterrare in un campo qui a Cuba per poi riuscire a ripartire ad aereo riparato.

Ci sono murales che raccontano guerre ed altri che raffigurano i locali storici. Tutti rigorosamente numerati ed accompagnati da una piastra con una descrizione.

Fanning e la sedia a dondolo più grande del mondo.

Fanning ci ha accolto con la sua mega sedia a dondolo, fino a poco tempo fa la più grande al mondo. La vediamo quasi per caso presi da una discussione e dalla ricerca delle macchine di Cars.

Cars è stata la valvola di sfogo per i bimbi, è solo grazie a lui se siamo riusciti a tenerli legati nei loro seggiolini lungo questo infinita striscia di asfalto. Ovviamente ognuno si sente in diritto di fare riferimento al film quindi preparatevi a vederne di ogni. Certo ci sono locali “ufficiali” che in qualche modo hanno ispirato gli ideatori del film ma ognuno qui su questa strada tira l’acqua al suo molino.

Devil’s Elbow e Carthage

Il Devil’s Elbow è un ponte da vedere se si percorre la route 66, certo che dopo aver passato quasi tre mesi tra i mega ponti delle città precedenti, questo pezzo di ferro ci ha fatto molta poca impressione. Una cosa però mi ha fatto molto riflettere e sono precisamente le sue dimensioni. Se si paragona questo ponte ai ponti delle città portuali comprende molto bene quanto siamo cresciuti in soli 50 anni.

Il Missouri non poteva terminare senza vivere l’esperienza del mitico Drive in. Sulla 66 ci fermiamo in zona Carthage e scopriamo un Drive In funzionante, e noi ci siamo entrati con tutto il camper! Che emozione noi sotto a vedere il film con pop corn e birra ed i bimbi sopra a giocare con i Lego. Esperienza top che ci ha portato indietro nel tempo.

Chissà quanti come noi si fermavano ed andavano a godersi un film al Drive In mentre viaggiavano sulla 66 per raggiungere la California.. siamo sempre più immedesimati nei panni dei viaggiatori del tempo.

Conclusioni

Scorre così velocemente il nostro Missouri. Pochi pensieri molto veloci come il tanto asfalto che scorre sotto di noi, il tutto a fare un forte contrasto con la vita in mezzo alla natura che abbiamo vissuto fino ad ora. Finisce così il Missouri, in pochi giorni, proiettandoci indietro nel tempo verso un Ovest che ci attende coi suoi miti e con un amico che abbiamo voglia di andare a visitare.

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Emanuele Peretti

"Ma i tuoi occhi non si fermano mai!" mi disse un giorno una ragazzina mentre in scooter giravamo per Palma de Maiorca. Quella ragazzina è ora madre di due bimbi ed ancora mi segue. I miei occhi non si sono ancora fermati. Con questo blog vorrei fermare tutti i pensieri che accompagnano i miei viaggi e la mia vita per poterli rileggere quando un giorno sarò obbligato a stare fermo.

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