America on the road – #memoral_moments Il viaggio non è tutto bello e ieri è stata dura

Fast rewind 48 ore.

Mentre camminiamo nella foresta noto un cartello del tipo “tick lymes nfsr”. Zona di zecche portatrici del virus lymes, un virus che attacca il sistema nervoso. 

Ok no panic basta stare dentro il sentiero. 

Fast forward 12 ore. 

Eric si sveglia al mattino a ci dice “mamma guarda questa pellicina! Voglio toglierla!” e niente, era una zecca. Se la toglie da solo e via di corsa in ospedale; ed era proprio la zecca del virus. 

Fortuna che non sono comparsi sintomi e la zecca è uscita con tutta la testa per cui rientra lo stato di panic. La giornata prosegue con una tappa da 3 ore di auto su scenic drive in cui Edo decide di vomitare per tutto il percorso in un continuo battibecco generale. 

La tensione sale sempre più. 

Abbiamo bisogno di staccare, abbiamo bisogno di aria, abbiamo bisogno di spazio ma non ci sono porte. 

Arriviamo in campeggio e decidiamo di fermarci 2 notti sperando che la calma del fiume porti serenità. Io per la prima volta ho pensato seriamente di finirla qui, portare mamma e bimbi in aereoporto mentre io chiamavo la Seabridge ed organizzavo il rientro. 

Il giorno dopo ne parlo con Elisa ed alla ennesima scenata capricciosa di Edo che non fa altro da ormai 3 giorni decido di parlarne apertamente. 

Stavolta è Edo che attiva il no panic e per la prima volta ascolta seriamente e capisce che si fa sul serio; capisce che non si deve sempre far fare a mamma e papà, l’acqua si può prenderla da soli, i vestiti si possono prendere da soli, i giochi si possono sistemare da soli, in sostanza capisce che abbiamo bisogno del loro aiuto se vogliamo continuare questo splendido viaggio. 

Il sempice parlarne serenamente aprendosi a due bimbi di 8 e 6 anni gli ha fatto capire veramente cosa stesse succedendo e loro lo hanno assimilato. Lo hanno capito a fondo, queste splendide creature che ci seguono con cieca fiducia. 

Il momento duro è passato, l’aereo di rientro è tornato lontano. 

Ceniamo ed i bimbi vanno a letto, io leggo e la Eli scrive quando sentiamo un rumore sulla carrozzeria. 

“Che strano rumore” dico io, 

“Lele è quello che mi ha tenuta sveglia la scorsa notte. Saranno armadilli o animali”. 

Io voglio vedere ma fuori non c’è nulla quando ad un certo punto, da dietro la cintura di sicurezza fa capolino un occhietti ed un nasino. 

TOPO in vista! ABBIAMO UN TOPO IN CAMPER!!!! 

Quale armadillo questo è un topide! E via inizia la caccia al topo. Dopo una mezz’ora che lo sentiamo correre dentro la carrozzeria ci convinciamo che non possa entrare, noi illusi. 

La Eli va a dormire sopra coi bimbi, le sta venendo un raffreddore e domani abbiamo una tappa lunga vogliamo arrivare a St. Luis, mentre io resto giù di guardia. Ad un certo punto lo sento correre ancora nel longherone superiore, metto una mano e non sento vibrazioni e se c’è rumore ma non ci sono vibrazioni allora vuol dire….

CHE È DENTRO! 

Accendo la luce ed eccolo lì che mi guarda e scappa via! Panico generale, la Eli salta giù, i bimbi vogliono vederlo, son le 2 di notte e questo intruso corre spavaldo in camper. 

Ragioniamo. 

Eric se ne esce “se gli metti il formaggio lui esce per mangiarlo e te lo prendi” e torna a dormire. 

E certo. 

Forse però non è una cattiva idea. Apriamo il portellone, mettiamo il formaggio sulla soglia ed io mi apposto con la scopina in mano. Dopo una buona ora con gli occhi che ormai non so più cosa vedono, eccolo li, isterico, cerca la fonte di quel magnifico profumo che lo stuzzica, lo richiama, lo fa lottare contro il suo istinto che gli dice di stare attento, ma la gola è forte. Va al formaggio ed io parto da lontano e gli tiro una cannonata che lo fa volare fuori dal camper a zampe aperte facendolo atterrare ad almeno 4 metri di distanza con un sonoro tonfo e relativo rimbalzo. 

Non s’è più visto. Andiamo a dormire alle 4 dopo 48 di zecca, vomito, isteria, raffreddore e topo. 

Quattro ore di sonno dopo abbiamo smontato il camper per disinfettare tutto. E siamo partiti per il tappone (è pienondinforeste possiamo fermarci quando vogliamo non preoccupatevi che ci fermiamo se siamo stanchi 😉 )

Il fiume è rimasto calmo tutto il tempo.

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Emanuele Peretti

"Ma i tuoi occhi non si fermano mai!" mi disse un giorno una ragazzina mentre in scooter giravamo per Palma de Maiorca. Quella ragazzina è ora madre di due bimbi ed ancora mi segue. I miei occhi non si sono ancora fermati. Con questo blog vorrei fermare tutti i pensieri che accompagnano i miei viaggi e la mia vita per poterli rileggere quando un giorno sarò obbligato a stare fermo.

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