America on the road – Scene di ordinaria follia con un marines e due intrepidi programmatori al Buffalo National River, Arkansas.

Le belle camminate fatte ad Hot Spring ci hanno permesso di conoscere i Ranger e trascorrere con loro una mezz’ora abbondante chiacchierando del più e del meno. In questa chiacchierata ci hanno suggerito di percorrere tutta la Byway 7 e fermarci a Jesper per esplorare il Buffalo River.

Il camping

Il Buffalo River è un fiume che scorre nel nord dell’Arkansas ed è conosciuto per la possibilità di noleggiare una canoa a monte e percorrere tutto il parco che gli è stato creato intorno. In cinque giorni si può percorrere l’intero fiume fermandosi in camping posizionati opportunamente. Le compagnie che noleggiano canoe si sono organizzate per cui vi possono venire a prendere in ognuno di essi. Noi ci siamo fermati in un campeggio verso la metà con sosta permessa per soli 10$ sempre con il solito tavolo e ring-fire per fare il falò.

Non abbiamo fatto grandi camminate e volevamo riposarci dopo le grandi camminate fatte ad Hot Spring. I giorni sono trascorsi veloci ed il posto ha permesso una sana sosta rigenerante.

L’host ex marines

L’host di questo campeggio era un ex-marines che aveva prestato servizio in Vietnam, come lui stesso ci ha ammesso

laggiù è successo qualcosa al mio cervello per cui ora mentre parlo non fateci caso se perdo il filo

Ora i due avambracci interni erano coperti da un tatuaggio bello grosso con scritto MARINES ma ovviamente non sappiamo se la storia del Vietnam sia reale o no; di certo sappiamo che la mattina gli piaceva fare il giro dei campeggiatori e spendere una mezz’oretta con ognuno a chiacchierare del più e del meno. Dai motori alle storie di guerra ne aveva da raccontare per tutti i gusti.

I due programmatori

Questo viaggio ci sta facendo conoscere parecchie persone, i viaggi come questo ti fanno riscoprire l’umanità in senso lato. A noi stanno facendo incontrare tanta buona gente che si fa sempre in quattro per aiutare il prossimo; sia attraverso progetti umanitari (link a Mexico Beach e John) sia semplicemente aiutando chi vede in difficoltà o chi viaggia e per un breve periodo percorre la sua stessa strada.

Quel giorno eravamo dietro al camper tentando di tenerlo pulito quando si avvicinano due ragazzi programmatori della east coast. Attaccano bottone e noi gli andiamo subito dietro. Parlando del più e del meno scopriamo che i loro 10 giorni di vacanza l’anno li avevano dedicati a questo parco perché pare essere un must per tutti coloro che amano la vita all’aria aperta.

Loro erano partiti carichi di speranza con l’idea di percorrere tutto il fiume in 10 giorni camminando circa 8 miglia al giorno (sono circa 14 chilometri); il target non era dei più estremi se si è un minimo allenati, ma se si passa dalla scrivania al sentiero direttamente le cose si fanno più dure. Dopo il primo giorno erano pieni di crampi alle gambe per cui non se la son sentiti di continuare ed hanno affittato una canoa per passare alla parte acquatica del parco.

Per chi conosce la canoa la prima cosa che si fa è rendere tutto il bagaglio impermeabile, loro non conoscevano la canoa quindi dopo due ore lungo il fiume erano sulla riva a far asciugare tutto ciò che avevano perché, come è normale che sia, si erano ribaltati un paio di volte. Ed ecco che entriamo noi in scena, la riva era proprio quella a pochi metri da noi.

Si chiacchiera delle avventure, del lavoro in America (solo 10 giorni di vacanza l’anno e spesso la malattia non viene retribuita ma si deve avere una clausola sull’assicurazione personale, però che stipendi ragazzi, si parla di 75.000$ come entry level per un programmatore) e del lavoro in Europa, si parla di stile di vita e stile di viaggio ma soprattutto quando vedono il nostro camper ci chiedono: “ma voi cucinate li dentro tutti i giorni?”.

Io volevo morire ma mi ha fatto anche capire perché qui siamo nella terra dei fast food, qui non è da tutti cucinare tutti giorni. Adoro questi scambi tra culture differenti fatti i riva al fiume all’aria aperta.

La byway 7

Per raggiungere questo state park da Hot Springs si possono percorrere parecchie strade ma noi abbiamo scelto la Byway 7, una strada scenica con viste mozzafiato sia sui panorami che sull’immancabile abbondanza di fauna. Proprio su questa strada tra un canyon ed un fiume, tra un bosco ed una cittadina che ha completato il periodo dei suoi momenti migliori, incontriamo un orsetto che ci attraversa la strada con la sua foglia in bocca, si ferma a guardarci e scappa via (scopriremo solo dopo che gli orsi hanno paura degli umani e che solo quando perdono questa paura diventano nocivi quindi evitate di dargli da mangiare). Poco dopo a lato strada una grande aquila intenta a mangiare la preda appena cacciata prende il volo al nostro passaggio; era talmente vicina che abbiamo visto i potenti muscoli delle sue cosce tirarsi per prendere il volo, questa scena la vedo ancora di fronte ai miei occhi in una specie di rallenty.

Che spettacoli ragazzi, queste scenica road sono esattamente ciò che speriamo di percorrere in questo nostro grande viaggio negli Stati Uniti d’America.

Conclusioni

L’Arkansas ci ha emozionato, ci a stupito, ci ha fatto innamorare e ci ha fatto pensare che forse dedicargli 10 giorni scarsi è stato un grande errore. Ci sono altri parchi statali da visitare, il Buffalo River merita da solo almeno una settimana, se vi piacciono le camminate in montagna gli incentivi dei ranger valgono su tutto il territorio nazionale quindi in 15 giorni si possono raggiungere dei grandi obiettivi e conoscere flora, fauna e geografia di questo stato che son sicuro torneremo a visitare. Questo viaggio lo abbiamo preso come una scoperta, è diventato un ottimo modo di riscoprire noi stessi e la nostra famiglia e si sta trasformando inevitabilmente in una specie di perlustrazione iniziale per posti magici che necessariamente torneremo ad approfondire.

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Emanuele Peretti

"Ma i tuoi occhi non si fermano mai!" mi disse un giorno una ragazzina mentre in scooter giravamo per Palma de Maiorca. Quella ragazzina è ora madre di due bimbi ed ancora mi segue. I miei occhi non si sono ancora fermati. Con questo blog vorrei fermare tutti i pensieri che accompagnano i miei viaggi e la mia vita per poterli rileggere quando un giorno sarò obbligato a stare fermo.

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