Cartagena, la città voluta dal generale Asdrubale.

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Solo il nome di questa città mi ha ispirato storia, fascino, inquietudine e scontri violenti tra culture dominanti. Oltre a tutto ciò curiosità.

Per lunghi anno lessi di Cartagine sui banchi di scuola (quella vera però, Tunisi) e la mia mente viaggiava tra le tuniche romane, quando i legionari scansavano le folle di bambini malvestiti che giocavano tra le città imperiali mentre i senatori cercavano tutti i modi possibili per mantenere i propri banchetti. Non potevo evitare di metterla nella lista delle città da vedere.

Già guardandola da Google Maps ci si rende conto della sua posizione strategica e della sua potenza militare. La città si sviluppa su un porto naturale in una profonda insenatura costera. Alle due entrate due colline in pietra ne hanno mantenuto la forza strategica. Entrambi le colline come anche i colli vicino sono fortificate per contenere batterie di artiglieria antiaerea. Una volta le catapulte avrebbero potuto tranquillamente bersagliare una qualsiasi nave in ingresso con un micidiale fuoco incrociato. Dal mare non si entra se la città non te lo permette. Ovviamente le difese sono cambiate nel tempo ma il fatto che Cartagena sia stata l’ultima città a cadere durante la guerra civile fa capire la sua importanza.

Cartagena

Questa storia mi affascina, l’antichità di questa città mi rapisce e fortuna che son riuscito a parcheggiare il nostro camper li per farci un giro seppur breve. Siamo arrivati per pranzo di ritorno dal deserto di Tabernas dove abbiamo visitato l’Oasi Hollywood dove hanno girato qualche spaghetti western degno di nota. Abbiamo parcheggiato nel parcheggio dell’unica spiaggia della città: Cala Cortina (37.581941, -0.975903). Volevamo visitare l’installazione militare li vicino ma è in restauro. La passeggiata ci ha comunque regalato uno splendido incontro. Stavamo camminando per il camminamento perfettamente tenuto quando un ragazzino ci ferma e ci mostra le sue mani piene di pietre nere luccicanti. “Cuando llegais a las dos chicas teneis un camino que baca. Esta lleno de pirite. Sy los ninos van a l’escola podeis portarli y ensenarlo!” ci esclama contentissimo.

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Questo bimbo era la bellezza in persona. Lo ringraziamo e ci salutiamo ed inizio a guardare tra le rocce per vedere se anche noi saremo premiati dalla Pachamama per il nostro angolo minerario in casa. Arriviamo alla fortificazione ma non riusciamo ad entrare, ci godiamo la vista sulla splendida città e decidiamo dove andare a visitarla dopo pranzo. La vista dall’alto merita decisamente ed il sole alle spalle ci permette di scattare ottime foto. Qualche bel pezzo di queste rocce nere lo troviamo sul percorso di rientro al camper dove lasceremo i nostri tesori per scendere alla spiaggia ed al suo ristorantino. È Pasqua e non abbiamo prenotato. Eppure la fortuna è dalla nostra parte, troviamo un tavolo sulla terrazza a pochi metri dal mare. Mangiata grandiosa, porzioni abbondanti e conto finale irrisorio. Il pesce lo si sceglie al banco come in altri tempi.

Finito il pranzo i bimbi fanno amicizia con una bimba e noi con i loro genitori. Lui professore di musica ci racconta della città e di tutta la zona e soprattutto come viene vissuta dai suoi abitanti. Le chiacchiere volano serene, si parte dalle tecniche di controllo climatico che sta rovinando i raccolti in una zona che vive principalmente di agricoltura e si giunge alle usanze attuali passando per un poco di storia e di viaggi. Le ore volano e dopo esserci scambiati i numeri di telefono decidiamo di fare un giro in città. Siamo di rientro e non abbiamo molto tempo per cui decidiamo di lasciare il centro ad un’altra volta e ci dirigiamo al Castillo de la Conception da cui si ha una vista su tutta la città e sul suo splendido teatro romano. Foto di rito, passeggiata e rientro al camper dove proseguiremo il rientro direzione Valencia.

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Emanuele Peretti

"Ma i tuoi occhi non si fermano mai!" mi disse un giorno una ragazzina mentre in scooter giravamo per Palma de Maiorca. Quella ragazzina è ora madre di due bimbi ed ancora mi segue. I miei occhi non si sono ancora fermati. Con questo blog vorrei fermare tutti i pensieri che accompagnano i miei viaggi e la mia vita per poterli rileggere quando un giorno sarò obbligato a stare fermo.

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