Come si fa ad andare in America in camper

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Vi immaginate svegliarsi un giorno con una gran voglia di andare in America in camper?

 

Che bello sarebbe vero? Un grande sogno per molti immagino. Un sogno che nasce dalle tante immagini viste e dalla forte campagna dell’American Dream. “On the road” nasce proprio dalle migliaia di viaggi fatti negli anni 60, 70 ed 80 a bordo di pulmini sgangherati, di motociclette, a piedi in autostop inseguendo il lontano West. Sono stati scritti libri, si cantano canzoni e sono stati girati film uno tra i tanti che mi vengono in mente è Easy Rider (Wikipedia). Certamente Vita da camper (Wikipedia) con il grande Robin William ci riguarda più da vicino come anche Riding Route 66 (Wikipedia), un travel documentary che fa venire subito la voglia di partire.

Il viaggio on the road è simbolo di libertà, di avventura, di periodi solari e di periodi bui. Immaginarsi su quelle strade, anzi su quella strada lunga e perfettamente dritta che si perde nelle montagne all’orizzonte mentre il sole tramonta alle loro spalle. Che bello sarebbe essere li in questo momento.

 

 

 

Organizzare il viaggio

Immaginiamo di prenderci un periodo di stop totale dalla quotidianità del lavoro, del trasportare i bimbi tra la scuola e le varie attività extra scolari, dal badare alla casa con quelle mille micro attività che alla lunga diventano consuetudini. Immaginiamo di voler partire a Gennaio per tornare ad Ottobre.

Organizzare un viaggio di queste dimensioni non è cosa da poco. Se solo inizio a pensarci mi sorgono mille domande ognuna delle quali genera altrettante possibili risposte. Come dipanare tale matassa? Eccolo il primo scoglio, il primo ostacolo al successo, stagliato qui di fronte a me in tutto il suo splendore. Che faccio impegno il mio tempo a generare soldi per chiedere ad una agenzia di risolvermi tale problema o impegno lo stesso tempo, e forse di più, a risolvermelo io tale problema? Vedo questo scoglio e mi chiedo come sarà la vista di lassù. Quanti altri scogli ci saranno la dietro? Questa curiosità mi frena dal chiedere aiuto ad una agenzia, ma la paura di non farcela mi spinge contro forte e prepotente. Non ce la farai. Voi fallite sempre nelle vostre organizzazioni è per quello che andate sempre all’avventura. Vigliacca la paura. Ti mostra strade in lieve discesa, facili declivi che ti accompagnano alla meta. Alla loro meta però, che non è sempre la tua. Perché è sempre lei che ti mostra le strade che portano alla tua meta come impervie ed impossibili da scalare. Prendi le discese ti sussurra da dietro una spalla, vivi facile la mia vita.

E se invece non fosse vero? E se noi decidessimo di vivere la mostra di vita, con tutte le sue difficoltà e con tutte le sue montagne da scalare? E se invece non fosse la paura di fallire a spingerci a partire all’avventura e a non fare programmi di viaggio? E se fosse la nostra apertura mentale a spingerci a viaggiare in modo da essere sempre ricettivi a prendere ciò che viene, al momento che si presenta, senza essere “prevenuti” e senza cercare ed aspettarsi quel particolare? Ma quindi che si fa: si organizza un viaggio o si chiede a qualcuno di organizzarcelo e noi restiamo tranquilli in poltrona ad aspettare il momento di partire? Io dico succeda quel che succeda ma iniziare ad organizzarlo è il viaggio stesso. Io sento profondamente dentro di me che il viaggio nasce con la sua idea e non finisce mai perché spesso lo ritrovo nei viaggi successivi e nelle piccole avventure che ho quotidianamente.

E quindi abbiamo deciso, lo si organizza noi, ci proviamo almeno, iniziamo questo grande viaggio che ad ogni parola che scrivo è sempre meno ipotetico e sempre più concreto. Vediamo dove ci porterà. Vediamo noi fin dove riusciremo a seguirlo. Vediamo se riusciremo a dare una mano a chi come noi sta pensando di fare un viaggio del genere.

 

 

 

I documenti

In un viaggio del genere dove si toccano varie nazioni i documenti sono un argomento spinoso. Devo dire che non ho trovato un solo sito che raccolga queste informazioni; mi sono quindi armato di sana pazienza e con un elenco delle possibili nazioni ho iniziato a cercare sui siti governativi locali informazioni dettagliate. Fortunatamente parliamo inglese, francese e spagnolo per cui non c’è sito occidentale che ci scappi.

Iniziamo dai documenti personali che sono il punto fondamentale ed anche il più semplice. Per tutti e 4 serviranno i passaporti validi almeno 6 mesi dalla data di rilascio. Per gli stati uniti serve il passaporto elettronico per tutti e 4 e lo faremo a Settembre al Consolato Italiano di Barcellona.

Passiamo ora al mezzo. Qui iniziano le noie. Per il Nord e Centro America non serve il Carnet de Passage en Douane, e questa è una gran bella notizia per via dei costi che il CPD comporta. Sembrerebbe tutto semplice ed invece iniziamo a capire la patente europea. Gli Stati Uniti, come succede anche per gli stati Europei, hanno mantenuto una forte indipendenza per quanto riguarda le leggi. Esistono leggi e direttive federali ma poi ogni Stato ha i propri accordi. Sul sito americano della motorizzazione non ho trovato un elenco esaustivo delle patenti valide per tutti gli stati e quindi mi son dovuto guardare i 50 stati ad uno ad uno.

Alcuni accettano la patente Europea, altri chiedono una traduzione legale in inglese, altri ancora chiedono la patente internazionale Convenzione di Ginevra (non quella di Vienna) per una una durata di 1 anno. Avrei preferito la convenzione di Ginevra per avere più margine di manovra con la sua validità triennale. Quindi supponendo che si parte a fine Gennaio dovremo farla a fine Dicembre ed essere costretti a fare non più di 11 mesi. Un mese di avventure perso per una convenzione.

Qui in Europa abbiamo Schengen che ci permette di circolare liberamente tra i vari stati che aderiscono. L’America non aderisce ancora quindi si parla di Visti. Per l’America abbiamo l’ESTA (sito ufficiale) per cui ci si iscrive al sito web, si compila la domanda, si paga e si chiede un intervista di persona per poter avere il via libera ad entrare ogni volta che si vuole entrare. L’ESTA dura 3 anni ma ogni singola permanenza non può essere superiore ai 90 giorni e contano anche i giorni di permanenza in Canada, Messico e Caraibi. Di conseguenza bisogna chiedere una VISA B-2 per turismo che permette di rimanere fino a 6 mesi previa intervista dove si deve semplicemente dimostrare che non si ha intenzione di immigrare permanentemente ma che si torna a casa finita la visita. E’ possibile chiedere una estensione fino ad un anno una volta su suolo Americano ma ovviamente non è per niente facile riuscirci. Per il Centro America devo ancora informarmi ma la situazione sicurezza è la più complicata.

 

 

 

Le assicurazioni

La mia nonna mi diceva sempre: “copriti se no ti prendi il raffreddore!”. Ed il raffreddore non mi piaceva perchè non mi facevano uscire a giocare coi miei amici.

Per intraprendere un viaggio del genere è necessario coprirsi bene ma non basta una sciarpa e dei guanti. In America la sanità non è pubblica e la targhetta sanitaria Europea non copre da possibili infortuni che ci possono capitare. Inoltre se si spedisce il proprio veicolo è bene informarsi se l’assicurazione copre negli USA (cosa molto improbabile) e se sia possibile estendere la copertura in caso negativo.

Nel nostro caso noi abbiamo una assicurazione privata che ci copre varie eventualità mediche e per nostra fortuna è mondiale. Non potremo effettuare sport estremi o intraprendere escursioni pericolose ma per il resto saremo ben coperti ed in caso di incidente potremo richiedere il direct billing. Il direct billing è molto importante soprattutto in America. In pratica dando la propria targhetta assicurativa in ingresso l’ospedale provvede ad inviare la fattura direttamente all’assicurazione liberandoci dall’eventuale pagamento anticipato che in America è molto alto. Per cui da un punto di vista sanitario siamo coperti e non dobbiamo anticipare il pagamento per poi chiedere il rimborso all’assicurazione nel caso di incidente.

Veniamo al veicolo. La nostra assicurazione non copre negli USA e non riescono a farmi sapere se esiste una estensione per cui dovrò muovermi con i broker locali (agenti assicurativi americani) e trovare qualcuno che venda coperture assicurative per veicoli stranieri importati temporaneamente su suolo americano. Possibilmente l’assicurazione dovrà coprire anche il Canada e se fosse possibile anche il Messico non sarebbe male. Su un forum di overlander ho trovato un paio di assicurazioni che fanno al caso nostro.  La Thum sembra specializzata in assicurazioni per mezzi che vengono spediti negli USA. Altrimenti gli amici Armando e Mel di Westfalia Digital Nomads hanno contattato una broker locale che gli ha fatto una assicurazione per un anno a 700$.

 

 

 

E con il lavoro?

Questa è una di quelle decisioni che credo pochi avranno il coraggio di prendere. Coraggio o incoscienza sono due prospettive della stessa realtà secondo me. Molti mi chiamano coraggioso, molti altri incosciente, io mi considero solamente libero. Nel post big project (post in inglese scritto tempo fa) parlavo di mettere via dei soldi per partire a fare un lento e lungo viaggio fino al New Zealand. Si pensava di fermarsi qualche anno per ricaricare il conto in banca per spedire il mezzo in Sud America e percorrere la Panamericana su fino all’Alaska per poi rientrare in Europa. Pensavamo di farlo nel 2020 perché volevamo mettere via abbastanza soldi dato che avrei dovuto lasciare il lavoro. Le cose potrebbero essere cambiate.

Uno dei normali stressatissimi giorni in ufficio, tra uno sguardo al mare ed uno sguardo alle email in ingresso, un mio collega mi informa di un diritto che abbiamo in quanto lavoratori. Sono consapevole che certe cose in Italia non esistono, lo so ed è proprio per questo che ho deciso di non vivere in quel sistema che non funziona come piace a me. Dove lavoro ora abbiamo la possibilità di prenderci 6 mesi di stop per ogni figlio che nasce entro i suoi 12 anni; non parliamo di chiedere il permesso, no, si parla di informare il proprio management che da data X a data Y non saremo disponibili.

Presa visione.

Presa visione? Presa la decisione. Lo seppi al mattino ed informai il mio capo il pomeriggio. Ovviamente siccome tutti noi, nel bene o nel male, lavoriamo per il bene del progetto ho deciso di dare 6 mesi di preavviso per cui a Giugno 2016 ho avvisato che dal Gennaio 2017 per 10 mesi non sarò disponibile. 10 mesi perché il mio contratto scade il 31 Ottobre 2017 per cui dovrò essere presente quel giorno per firmare l’uscita o formare il rinnovo.

Eccola qui la motivazione per cui sopra ho scritto coraggio o incoscienza. Un lavoro come quello che ho non lo si trova facilmente; ottimo stipendio, ottimi benefit, ottimo piano di pensionamento privato. Ma la mia vita è qui ed ora, i miei figli stanno crescendo qui ed ora e non mi voglio perdere la cosa più bella che mi sia capitata.

Non permetto ad uno stipendio o a dei benefit di scegliere la vita che io poi devo vivere, voglio scegliere io la vita che voglio vivere ed adeguare il resto a questa decisione. E poi diciamocela tutta, se valgo qualcosa per il progetto e la mia professionalità è benvoluta sono convinto che al mio ritorno firmerò il rinnovo. Quindi il lavoro lo sistemiamo esercitando un mio diritto, il diritto di scelta.

 

 

 

Quanti soldi però!

Eccoci al punto focale discorso. Quanto ci costa un viaggio del genere? 20.000€ come minimo.

Scriverò un post dettagliato in futuro ma per il momento faccio un piccolo riassunto delle spese principali:

  • Spedire il camper andata e ritorno: 4500€ (compresi i vari dazi doganali ed il ritiro in USA all’andata ed in Europa al ritorno)
  • Assicurazione camper: 700€ circa
  • Assicurazione personale sanitaria: fortunatamente la mia assicurazione privata copre gli USA per cui non conosco i prezzi.
  • Aerei per 4 persone: 3800€ circa. Qui si può spendere almeno la metà. Noi dovremo partire da Barcellona, portare il camper in Belgio e volare da Milano. Stessa cosa al rientro. Altri semplicemente possono andare in camper in Belgio, imbarcarlo e prendere un volo da li.
  • Gasolio: 1500€ circa. Il gasolio costa poco in USA, siamo sui 0,6€/litro. Noi abbiamo in mente un percorso da circa 20.000Km a cui ne aggiungiamo 6.000 di extra.
  • Documenti: 600€. 4 passaporti e 4 ESTA per entrare come turista.
  • Alloggio: 4400€. Per gli alloggi noi punteremmo al BLM in dispersed camping. Paroloni per dire sosta libera regolamentata. Il BLM (Bureau of Land Management) È un organo ammistrivo per i terreni federali. In USA ci sono oltre 3 milioni di vanlifers in costante crescita, gente che vive nei camper per scelta o per necessità. Il governo ha deciso di mettere loro disposizione tutti quei terreni federali non utilizzati per dare la possibilità di sostare. Si può sostare entro certe regole fino ad un massimo di 15 giorni e ce ne sono praticamente ovunque gratuiti. Scriverò un post in merito alla sosta in USA. Mettiamo in conto una sosta organizzata ogni 3-4 giorni e le soste nei principali parchi per cui assegnamo un budge a questa vocet.
  • Cibo: 3000€. Ho trovato un sito web (in americano) che raccoglie dati sul costo del cibo in varie nazioni del mondo e più o meno il costo del cibo è paragonabile a quello qui in Spagna.

 

 

 

 

E se ci provassimo veramente?

E se ci provassimo veramente. Ma proviamoci allora.

Riusciremo a fare tutti i documenti necessari per un viaggio del genere? Riuscirà la burocrazia a venirci incontro muovendosi nei tempi ristretti che abbiamo? 3 mesi non sono poi così tanti se togliamo week-end, ferie e code per prendere gli appuntamenti.

 

 

 

Finger crossed!

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Emanuele Peretti

"Ma i tuoi occhi non si fermano mai!" mi disse un giorno una ragazzina mentre in scooter giravamo per Palma de Maiorca. Quella ragazzina è ora madre di due bimbi ed ancora mi segue. I miei occhi non si sono ancora fermati. Con questo blog vorrei fermare tutti i pensieri che accompagnano i miei viaggi e la mia vita per poterli rileggere quando un giorno sarò obbligato a stare fermo.