Un piccolo passo verso la realizzazione del grande sogno.

(foto di Eric Hines)

Che per me un viaggio inizi prima ancora di partire lo spiegai già tempo fa.

Ormai sappiamo anche quanto sia faticoso organizzare un viaggio lungo dal punto di vista burocratico.

Le prime difficoltà sembrano immense, insuperabili ma si superano con un buon slancio iniziale. Le successive però diventano ancora più importanti perché una perso lo slancio iniziale e quell’entusiasmo che si ha all’inizio di ogni progetto serve tenacia, determinazione e come vedremo tanto sangue freddo.

Quando tutto sembra perso basta un raggio di sole per far tornare lo splendore dei colori.

 

 

 

I passaporti ed il loro strano concetto di tempo.

Per fare il visto americano servono i passaporti e noi dovevamo farne tre. Uno per me perché ho perso il mio ed uno per i bimbi perché sarebbe la prima volta che escono dall’Europa.

Noi viviamo in Spagna, precisamente a Barcellona come ormai sapete, e tutti i documenti li facciamo tramite il consolato. Triste nota dolente per i connazionali che vivono in zona, per fare qualsiasi cosa tramite consolato serve prendere appuntamento e si fa attraverso il loro sito web. A barcellona e dintorni ci sono 100.000 italiani ed il consolato ha pochissime persone, una ventina in tutto, quindi le code sono lunghissime. Ogni giorno a mezzanotte escono i nuovi posti ed ogni giorno a mezzanotte si assiste alla corsa dei saldi.

“Avete 2 minuti di tempo per fare la vostra prenotazioni signori e signore, chi non ce la farà dovrà stare sveglio fino a mezzanotte anche domani”.

è facile intuire come a volte passino settimane prima di riuscire ad avere quel famigerato appuntamento. Il sito spiega precisamente il processo da seguire per fare i passaporti:

  1. scaricare la domanda e compilarla
  2. prendere appuntamento per consegnare la domanda
    1. è possibile inviare la domanda per posta ma leggerete quanto sia ridicola questa scorciatoia
  3. aspettare la notifica via email in cui si dice che il passaporto è pronto
  4. prendere appuntamento per ritirare il passaporto (nel nostro caso dovremo andare entrambi e con i bimbi).

Lo stesso sisto consiglia di muoversi con molto anticipo perché “servono fino a 3 mesi per avere il passaporto”. O bene, tre mesi per il passaporto e mettiamone un altro per avere l’appuntamento ed ecco che ci serviranno quattro mesi. Fortuna che i previdenti consolari hanno introdotto l’invio delle domande rinnovo passaporto tramite posta, sfortuna che non siano riusciti a scrivere 2 regole che funzionino insieme.

Cosa succede se si invia la domanda per posta?

Se si invia la domanda per posta loro apriranno la busta ma non ti contatteranno per dirti se va bene o no, e se li contatti te non ti risponderanno al telefono né tantomeno alle email perché “sapete, la privacy.” E così il nuovo processo non serve a nulla. Ennesimo spreco italiano.

Noi, consci delle nostre possibilità e del fatto che “dai non sarà poi difficile compilare una domanda“, decidiamo di provare via posta e se non si dovessero avere notizie si proverà con un appuntamento.

[…]

Ed infatti dopo 3 settimane di attesa senza alcuna notizia abbiamo dovuto prendere appuntamento.

Fortuna che sono informatico per cui dopo un’analisi sul tempo di caricamento delle pagine del sito riesco ad arrivare all’apertura del calendario alle 00:00:05 secondi ed entrare. Abbiamo il nostro appuntamento dopo due settimane. Possiamo finalmente ricominciare a dormire di notte.

 

Fast forward 2 settimane.

Eccoci qui due settimane dopo, sono passate ormai cinque settimane dall’invio delle nostre domande ed ancora nessuna notizia. Elisa si reca al consolato e si mette in coda per parlare con la signorina. Ecco il primo rospetto da mandar giù:

addetta protetta dal vetro “ma sigorina Elisa che cosa pretende, sono passate solo cinque settimane dall’invio delle domande, se dovete andare in vacanza potete usare la carta di identità”

Se ci fossi stato io quel vetro avrebbe iniziato a tremare. Ma la Eli, mezza scioccata ma stoica le tiene botta e risponde con un placido: “vede noi dobbiamo andare in America e per fare il Visto dobbiamo avere i passaporti”.

“ah ok, in questo caso vediamo dove sono le vostre domande”. Tira a caso le mani sulla tastiera ed esordisce con un: “ah si sono arrivate a fine Settembre”.

Elisa manda giù il secondo rospetto: “no guardi quella è di mio marito quelle dei miei figli sono arrivate ad inizio Settembre”. Altre dita tirate a caso sulla tastiera:

“ah si ha ragione, si è vero sono arrivate da cinque settimane mi faccia vedere … ok tutto apposto se ha tempo le stampo i passaporti”.

Attimo di gelo. Come stampa i passaporti? Ma non devono andare in Italia, fare i controlli, ritornare indietro, non è questa la fase dei due mesi? Cioè tre mesi sono quelli che passano da quando aprono la busta a quando si decidono a schiacciare quel bottone sul computer per “STAMPARE IL PASSAPORTO”? Cioè alla fine dei conti il consolato apre la busta, legge la domanda e se va bene stampa il passaporto? E ci mettono tre mesi per farlo? Tre mesi per aprire una busta?

Elisa è scioccata, vorrebbe gridare, sfogarle addosso tutta la frustrazione dell’essere un cittadino malmenato da tanta inadeguatezza, strapazzato tra siti scritti in cirillico ingozzati di direttive e regolamenti che si rivelano totalmente ignorati, costantemente obbligato a pagare tasse e balzelli (tre passaporti si pagano la bellezza di 348€ perchè ora i figli non possono più stare sul passaporto dei genitori che dura 10 anni, no, i bimbi devono avere il loro passaporto a spese nostre. 116€ per un libricino stampato da una banale stampante che richiede il lavoro di un uomo per 15 minuti? Così tanto ci costa il tempo di un pubblico impiegato? E voi pubblici impiegati guadagnate 100€ l’ora? Perché a noi 1 ora di tempo pubblico costa 400€.

Ora arriva il bello. Se stampano i passaporti serve la mia presenza per poterli ritirare.

Sono le 11:30 di un giovedì mattina e mi arriva una chiamata sul telefono, a me che, chi mi conosce lo sa, trovarmi sul telefono sempre spento è peggio che avere un appuntamento sol Consolato Italiano di Barcellona.

“Pronto?”

“Ciao Lele senti sono qui in consolato mi stampano i passaporti riesci a venire?”

“Urca!” la domanda mi coglie alla sprovvista. In piena mattinata lavorativa decisamente non posso andarmene e tornare dopo due ore. “No guarda Eli non riesco ma hanno già fatto tutto? Che forza!” dico io ignorando tutto ciò che era successo dieci minuti prima.

Elisa mi fa un rapido riassunto e la mia incredulità si trasforma immediatamente in ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei.

Elisa conclude il riassunto con: “… e quindi questo è ciò che è successo. Stai attento che sei in viva voce ti sentono”

“Ed è proprio il caso che mi sentano! Ma stiamo scherzando?”

Esordio alla Gattuso. “Ovviametne ora non posso prendere e piantare il lavoro per venire lì, noi qui stiamo lavorando veramente”.

La signorina: “ma si che vuole che sia, esce un oretta e viene a ritirare i passaporti non ci vuole molto”.

Io insisto col mio atteggiamento gattuso: “Facciamo che ora torniamo coi piedi su questo pianeta e vediamo di trovare una soluzione reale e fattibile a questo problema. Io ora non posso uscire, non posso venire domani?”.

Attimo di silenzio, Elisa e la signorina bisbigliano qualche dettaglio per poi aggiornarmi con un “ok facciamo così. La signorina qui al consolato ora prende la mia firma e domani per pranzo vieni qui te e ritiri i passaporti”.

“Si ok mi sta bene ma per l’appuntamento come facciamo, la guardia all’ingresso non mi farà passare”.

“Nessun problema mandiamo noi una email e facendo vedere quella la faranno entrare”. Siamo d’accordo.

Si vede la luce.

Fast forward 24 ore.

Eccoci qui alle 12:10 di mattina di un venerdì. Esco tutto eccitato direzione Consolato, finalmente conoscerò l’addetta dei miei sogni, si quella dei miei peggiori incubi. Entro al Consolato e non c’è nessuno.

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Neanche una persona ad aspettare per il ritiro dei passaporti, in realtà non c’è nessuno. Neanche una persona a fare un qualsiasi documento. Ma allora perché abbiamo solo due minuti per prendere appuntamento?

Se ogni giorno abbiamo 2 minuti per prendere gli appuntamenti dove sono tutte queste persone? Quante posizioni aprono due o tre? Ero solo in sala d’attesa con quattro dipendenti che chiacchieravano del più e del meno. Una di loro mi guarda e le dico che sono venuto per i passaporti.

“Si ok mi dica”. Era lei, era la mia addetta del consolato preferita, sempre protetta dal quel vetro blindato. Ora mi spiego perché si devono proteggere, è fin troppo facile perdere la testa lì dentro tra regolamenti e gli atteggiamenti di tali dipendenti annoiati.

Ma noi si va avanti, dobbiamo andare in America, e quindi giù a firmare ottomila documenti, consegna la foto, metti la firma, quest’altra firma e poi: “bene aspetti qui che le stampo i passaporti”. Ed io aspetto, non c’è problema te mi dici quello che devo fare ed io lo faccio [cit.]

Dopo un’ora la signorina mi chiama e mi fa: “guardi i passaporti dei bimbi sono fatti. Con il suo mi si è bloccato il computer”.

Eh no bella, con me la scusa del computer che non funziona perché te devi andare a mangiare coi colleghi che ti stanno aspettando qui a tre metri da noi non attacca, vi sento parlare il vetro che hai davanti ferma le persone ma non le parole, vi sento parlare chiaramente anche ora e so esattamente che state aspettando di andare a mangiare in quel posto nuovo. Dai muoviti coi passaporti altrimenti c’è troppa coda poi.

“Guardi la capisco sono un informatico e lavoro con le stampanti tutto il giorno”.

“Ok ora provo con un altro computer altrimenti….”. Altrimenti cosa? Da qui mi portano via i carabinieri non certo lei con quell’aria da fumata. Posso stare 20 giorni senza mangiare ed avete l’acqua in bagno da qui non me ne vado.

“Esatto signorina provare da un altro computer sicuramente serve” evitando attentamente di cascare nella sua trappola o di fare il gentile in qualsiasi modo. Mi spiace ma sti passaporti mi servono, se esco ora dovrò provare a prendere un appuntamento on line e potrei perdere altre due o tre settimane che non ho. Sono solo all’inizio del lungo iter burocratico e mancano solo 60 giorni alla partenza compresi i fine settimana e le festività intermedie.

Ed alla fine uscì vittorioso

Dopo altri 30 minuti, alle 14:00 la signorina mi chiama e mi consegnati passaporti. Quelli dei bimbi scadranno tra 5 anni che dite inizio il processo di rinnovo?

 

Ebbene si, abbiamo i passaporti! Elisa ha la patente spagnola (in real`ta ha il foglio sostitutivo la patente deve ancora arrivare per posta, dicono 30 giorni e da dove arriva dalla Namibia?) però le hanno fatto quella internazionale lo stesso giorno in cui le consegnarono il foglio sostitutivo (altra procedura scritta in un modo ed andata totalmente diversamente, in fondo Italia e Spagna “una faza una raza”).

Ora possiamo fare la domanda per i visti e sperare che ci concedano la possibilità di realizzare un grande sogno.

 

 

Stay tuned!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Emanuele Peretti

"Ma i tuoi occhi non si fermano mai!" mi disse un giorno una ragazzina mentre in scooter giravamo per Palma de Maiorca. Quella ragazzina è ora madre di due bimbi ed ancora mi segue. I miei occhi non si sono ancora fermati. Con questo blog vorrei fermare tutti i pensieri che accompagnano i miei viaggi e la mia vita per poterli rileggere quando un giorno sarò obbligato a stare fermo.