Una nuova realtà nasce in Spagna – Meeting Camper Off Road

Per chi ha seguito questo blog sa che abbiamo in testa un progetto a lungo termine che ci porterà dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda. Seguendo qualche grande viaggiatore ci siamo accorti che in pochi usano dei camper standard mentre in tanti decidono di affidarsi a mezzi più robusti e generalmente Camper Off Road 4×4. Per iniziare a farci una cultura in materia abbiamo deciso di visitare il Meeting Camper Off Road nella sue seconda edizione qui in Spagna.

Il meeting si svolge nel Parco Naturale Vulcanico della Garroxa in una location decisamente adeguata. Ci sarà da fare un piccolo Off Road per poter arrivare al parcheggio; niente di impegnativo e decisamente alla portata dei nostri mezzi standard.

Al mattino siamo tutti decisamente eccitati. Edo non vede l’ora di vedere i suoi amati camion 4×4 mentre Eric è sempre contento quando si tratta di stare in giro. Io e la mamma siamo pieni di aspettative soprattutto per le presentazioni delle famiglie che viaggiano con bimbi.

La preparazione del Wesfino è veloce e dopo aver fatto la spesa velocemente giriamo la chiave e partiamo. Vogliamo arrivare entro le 15.00 per non perderci due ragazzi che sono in viaggio da 10 anni su un furgone 4×4.

10 anni in viaggio, Pablo e Anna.

Pablo Rey è Argentino. Lavorava a Barcellona nella pubblicità, guadagnava bene ma era sempre stressato. Anna è di Barcellona, e lo incontra per caso al mercato. Dopo 6 mesi decidono di andare in vacanza in Sud Africa un mese per staccare, e non sono più tornati.

Come potete vedere hanno fatto un bel giro in tutti questi anni. Sono riusciti a fare la Siria quando ancora il clima era mite. Sono scesi lungo l’Egitto. Hanno attraversato il Sudan dove hanno avuto esperienze indimenticabili sia coi locali che coi soldati. Lungo la costa inglese Est Africana hanno raggiunto il Sud Africa e si sono imbarcati per il Sud America dove hanno girato 7 anni risalendolo. Hanno fatto il Messico e sono ora in Canada. Erano qui a Barcellona a ritirare le copie dei loro libri che vendono per mantenersi. Ci raccontano che vivere in questo modo è davvero economico e se non si vendono libri si possono sempre vendere oggetti d’artigianato che si imparano dai locali nei viaggi che si fanno. Potete seguirli al loro blog: viajeros4x4x4.com

Purtroppo quando arriviamo noi avevano già fatto la loro conferenza. Il programma riportava una doppia conferenza al mattino ed alla sera mentre loro hanno deciso di dedicare il mattino al racconto del loro viaggio ed il pomeriggio alle domande. Beh noi di domande ne avevamo parecchie e ci siamo scatenati. A pensarci bene è stato meglio cosi. Edo ed Eric non erano al servizio bimbi e non avrebbero retto una conferenza. Inoltre siamo riusciti a fargli parecchie domande che ci hanno schiarito qualche idea che avevamo.

Come primo giorno non è andata male. Torniamo al camper e ci prepariamo per la notte con in testa più domande del giorno prima.

La notte porta consiglio. Ci svegliamo con i bimbi che scalpitano per andare al servizio infantil a giocare fino a pranzo mentre noi saremo liberi di seguire le conferenze. Alle 10 porto i bimbi al punto di ritrovo ma i ritmi qui sono rilassati, non si vede ancora nessuno e quindi torniamo al camper a giocare. Dopo una mezz’oretta ci riproviamo e questa volta siamo fortunati. I bimbi seguono l’animazione e noi ci fiondiamo in sala per ascoltare due ragazzi che hanno attraversano l’Africa su un Defender.

La transafricana di Mia e suo fratello.

Ok. Mia è il nome di un ragazzo che è un freak, nel corpo e nell’anima. Si presenta candidamente come uno a cui non piace lavorare. Ha viaggiato quasi 10 anni con uno zaino in spalla per il mondo vendendo braccialetti e collanine alle fiere dell’artigianato (io avrei usato il termine “è sopravvissuto”, ma ci arriviamo dopo). Nel 2012 suo fratello voleva attraversare l’Africa e gli ha chiesto di accompagnarlo. Lui voglia non ne aveva molta, era stanco di viaggiare ma gli disse che lo avrebbe accompagnato. Recuperarono 15.000€ per partire e partirono (sempre vendendo braccialetti e collanine in spiaggia).
In Marocco comprarono un Defender per 4000€ e lo sistemarono come poterono. In fin dei conti non fecero un brutto lavoro, il mezzo era adatto per 3 persone. Con un loro amico menestrello partirono per il Sud. A differenza di Pablo ed Anna i due fratelli scelgono la rotta Ovest, in lingua Francese.

In 4 mesi attraversarono il Marocco, il Sud del Marocco, il Sahara in Mali su tracciati vietati agli occidentali (entravano per chilometri nel deserto per evitare i posti di guardia militari e sfidavano le “leggende” dei campi minati. Loro affermano che le mine non esistano ma la voce sia messa in giro per far passare i turisti sulla costa. La verità non la sapremo mai). Scesero per il Burkina Fasi, atrtaversarono il Togo e la Nigeria. Qui la loro intenzione era di arrivare al lago che segna i confini tra Chad, Nigeria, Camerun e Niger ma li si è in piena guerra quindi stando a Sud entrarono in Congo. Qui vendettero il Defender per 8000€ ristabilendo il budget iniziale che via via si stava assottigliando. Zaino in spalla attraversano il Congo e la Repubblica Democratica del Congo su cui is trovano pochissime informazioni. Hanno venduto il mezzo perché ormai era diventato un peso, il Congo non lo si attraversa con un fuoristrada. È meglio una barca. E così fecero. Purtroppo il tempo a loro disposizione terminò prima del racconto quindi non sappiamo se ci sono arrivati in Sud Africa. Ciò che sappiamo però è che volere è veramente potere.
Hanno fato una attraversata sconsigliata da tutti. Hanno sfidato campi minati e soldati. Hanno fatto hiking e Coach surfing in posti remoti del pianeta. Hanno bevuto dai pozzi destinati ai locali ed alle capre. Infatti sono tornati con qualche ameba e qualche parassita intestinale ma nella sua estrema candidezza vi riporto le sue parole: “tutto si può fare. Infatti siamo qui a raccontarvelo.”

14 mesi in Asia con una bimba di 8 anni.

Alle 11.30 inizia un’altra conferenza su una famiglia che ha viaggiato 14 mesi in Asia con la figlia di 8 anni. Rientriamo quindi nel nostro target di famiglia on the road.

Ecco una famiglia mattacchiona come la nostra. Lui molto alla mano e con un entusiasmo contagioso. Lei porta una corazza colorata che stona con l’ambiente in cui siamo. La bimba aspetta il suo momento per elencare le nazioni che hanno visitato. Non erano pronti a fare una presentazione con computer, proiettore, testi ed immagini quindi posizionano 3 immagini a video e lui attacca a raccontare come ha realizzato un suo sogno che aveva da tanto tempo.
Con una bimba di 8 anni decidono che è giunto il momento di una lunga vacanza. Organizzano un anno accademico itinerante e partono. Non hanno esperienza di meccanica. Non hanno esperienza di deserti. Non hanno esperienza di grandi viaggi. Prendono e partono. Hanno un appartamento piccolino in Barcellona che riescono ad affittare così da pagare almeno il mutuo. Hanno come budget mensile lo stesso budget che hanno quando sono a casa a lavorare.
Apro una piccola parentesi. Sembra una banalità ma viaggiare per lunghi periodi non è come andare in vacanza. Nei posti poveri che si attraversano (e sono tanti) si spende circa 100€ per mangiare un mese in tre. Non ci sono acqua, luce, gas e telefono e gadget per la casa. I costi di trasporto si pagano con gli stesi costi che si hanno a casa per andare al lavoro o portare i bimbi a scuola. In media nei lunghi viaggi si fanno 30.000Km in 18 mesi su un solo mezzo. Per chi vive in affitto non c’è un affitto da pagare. Quindi se si prende come base le spese canoniche che si hanno si ha una ottima idea di quanto costerà viaggiare. Chiudo la parentesi.
La nostra famiglia decide di accantonare tutto il possibile per un anno e spenderlo poi nei mesi di viaggio. Il loro giro è interessante. Dai Paesi Baschi attraversano la Francia, la Germania, Polonia, Bielorussia ed entrano in Russia. Fatto il primo pezzo di Russia entrano in Kazakhstan per attraversarlo in tutta la sua lunghezza. Il Kazakistan occupa una superficie pari a quella Europea ed il suo confine con la Russia è lungo quasi quanto quello tra Canada e USA. Attraversato il Kazakistan rientrano in Russia e poi in Mongolia. Qui passano dai 40 gradi del deserto ai -15 dell’inverno Mongolo. Trovano una agenzia ed entrano in Cina per attraversarla. I Cinesi non vogliono i turisti sui propri mezzi perché non possono controllarli. Ci sono due opzioni. La prima prevede di imbarcarsi un agente governativo che ti accompagnerà per tutto il viaggio e controllerà dove vai e cosa fotografi. Si pagano 1000$ al giorno e bisogna dargli vitto ed alloggio. Oppure si contatta una agenzia cinese che organizza carovane di modo da dividersi il costo dell’agente governativo. Ovviamente loro optano per la seconda opzione. Attraversata la Cina entrano in Vietnam, Laos, Thailandia e scendono fino a Singapore. Qui hanno il giro di boa. Risalgono ed entrano in India attraverso il Myanmar ed il Bangladesh. A Mumbai imbarcano il mezzo e loro volano in Turchia per recuperarlo. Dalla Turchia fanno Macedonia, Kosowo, Montenegro e risalgono la vecchia Jugoslavia per rientrare poi in Spagna attraverso Italia e Francia. In India la ragazzina fa l’esame e lo supera con un 7 quindi non ha perso l’hanno scolastico e rientrerà nella stessa scuola con gli stessi compagni di classe. Il sistema Spagnolo permette di prendere un anno di assenza dalla scuola e seguire un home school controllato.
Dopo aver ricevuto il via libera da un ispettore ufficiale si deve recuperare un esame ogni trimestre da far eseguire al ragazzo ed inviare via email ad un ente di controllo. A fine anno bisogna recarsi in una ambasciata spagnola nel paese in cui ci si trova per fargli superare un esame ufficiale.
Questa famiglia ci ha tolto parecchi dubbi per un nostro eventuale viaggio fino in Australia/Nuova Zelanda. Se dovessimo rientrare o se dovessimo scegliere un viaggio di minor durata con rientro credo che seguiremo la loro strategia per dare una continuità ad Edo ed Eric. Alla fin della fiera il Kazakistan ed i suoi deserti sono stati il paese che più è piaciuto alla moglie nonostante una sua crisi di pianto all’ingresso. Cito testuali parole: “dove mi stai portando? Cosa ci facciamo qui?”.
Il che dimostra che viaggiare a volte è veramente dura e questi tipi di viaggi non vanno presi con delle aspettative. Prendere ciò che viene ed essere il più ricettivi possibile. Lasciare i problemi alle spalle tanto nessuno ce li porterà via, saranno li ad aspettarci quando torneremo. Grandi lezioni da questa famiglia.

Piccolo incidente con un piacevole lieto fine.

Si sono fatte le 13 e mentre chiacchieriamo con loro aspettando i prossimi vado a recuperare i bimbi al servizio. Quando arrivo vedo Edo in pieno gioco ma di Eric nessuna traccia. Chiedo ad Edo ma lui mi risponde con una alzata di spalle. Ci sono boschi tutto intorno a me ma come danno sensazioni cupe a me a pensare di entrarci da solo le avranno date anche ad Eric. Gli do le spalle e vedo i bagni di fronte a me. Vado a dare un occhiata ma niente. Passo veloce al tiro con l’arco sperando di non trovare Eric a dar la caccia alle lepri ma niente neanche li. Il campo è grande quindi penso, se fossi un bimbo dove andrei? Al camper. Mi avvio al camper e lo trovo li seduto sulla roccia su cui giochiamo sempre che ci cerca. Lo chiamo delicatamente e mi salta al collo. Non è successo niente, alla fine era in mezzo a tanti adulti e vedeva il nostro camper li a dargli sicurezza. Gli do un forte abbraccio e chiacchierando rientro in sala riunioni dove i nuovi stanno parlando. Ci siam persi Edo una volta e ci siam persi Eric questa volta. Esperienza fatta ora basta però eh 🙂

Dal Sud Africa all’Eritrea con Sergi.

Ritorniamo alla conferenza. Il nuovo equipaggio aveva due bimbi al seguito, 18 mesi e 8 anni. Hanno inviato il loro mezzo in Sud Africa ed hanno guidato verso Nord fino in Eritrea dove lo hanno imbarcato nuovamente per rientrare in Spagna. Il tutto in 35 giorni saltando di Parco Naturale in Parco Naturale. Il loro lo definirei un viaggio in una vacanza. Tuttavia ci ha insegnato parecchio ugualmente. Ci ha insegnato che ad organizzare gli spostamenti di modo da arrivare sempre da qualche parte dove c’è qualcosa da fare rende il viaggio più divertente per i bimbi. Ci hanno insegnato che gli scambi coi locali possono sempre apportare profonde modifiche agli itinerari e quindi si deve cercare di fare progetti flessibili. Ci ha confermato che ad alzare il budget sono le attrazioni turistiche (i parchi africani chiedono 30$ per mezzo compresi equipaggio e sosta notturna. Il parco ngorongoro gli chiedeva invece 400$ per il mezzo.).
Loro sono i fondatori di un forum su mezzi e viaggi, dalla platea dicono uno dei migliori. La loro passione è diventata il loro business ed ora hanno iniziato ad organizzare viaggi in Marocco per dare una idea di come si affrontano soprattutto con bimbi. La loro formula molto flessibile nel percorso e  soprattutto nelle sue tempistiche potrebbe essere vincente. Chissà che un giorno non si faccia un viaggio insieme.

Conclusioni.

Questo fine settimana è stato di estremo interesse e ci ha aiutato ha capire cosa vogliamo e più importante come potremmo realizzarlo. Il nostro progetto è ambizioso ma fattibile. Il camper non ha bisogno di essere cambiato perché tutti ci hanno confermato che via asfalto si arriva ovunque. È vero però che per arrivare nei posti fuori delle rotte turistiche sia necessario un mezzo robusto per due principali motivi: per arrivare a destinazione (e non perdersi la roulotte come dei Francesi in Kazakistan) e per abbassare i budget.
Tanti ci confermano che il prezzo del petrolio si sta alzando quasi ovunque quindi se è vero che un camion 4×4 è ideale per lunghi viaggi è anche vero che i costi di manutenzione si stanno alzando di anno in anno. Noi non pensiamo di partire per i prossimi 3 anni quindi se decidiamo di cambiare mezzo probabilmente staremo su un furgone. Magari di dimensioni più generose del nostro attuale per dare uno spazio dedicato ad ognuno dei due bimbi.

Noi stiamo ancora digerendo le tante informazioni che abbiamo ricevuto. Il nostro progetto è ancora in fase embrionale ma piano piano prende forma. Se volete vedere qualche foto dei mezzi che abbiamo incontrato li trovate nell’album della nostra pagina Facebook.

Per qualsiasi domanda, dubbio o imprecisione che trovate nei nostri post contattaci nei commenti qui sotto o tramite Facebook.

The following two tabs change content below.

Emanuele Peretti

"Ma i tuoi occhi non si fermano mai!" mi disse un giorno una ragazzina mentre in scooter giravamo per Palma de Maiorca. Quella ragazzina è ora madre di due bimbi ed ancora mi segue. I miei occhi non si sono ancora fermati. Con questo blog vorrei fermare tutti i pensieri che accompagnano i miei viaggi e la mia vita per poterli rileggere quando un giorno sarò obbligato a stare fermo.

Lascia una risposta